È da parecchio che mi sono immersa nel mondo dei fidget, spinta prima dalla curiosità e poi da un interesse sempre più autentico. Negli ultimi anni se ne parla tantissimo: i fidget sono ovunque, usati da adulti e bambini, per divertimento, per noia, per scaricare la tensione o per aiutare la concentrazione. Hanno tanti scopi diversi e, in alcuni casi, vengono utilizzati anche come supporto per persone neurodivergenti, per esempio con ADHD, autismo o forte ansia.

Nel mio caso, la curiosità è nata da un doppio interesse: da un lato quello ludico, perché ho sempre amato i piccoli oggetti antistress e le cose simpatiche da manipolare, e dall’altro quello personale, perché soffrendo di ansia e di attacchi di panico ho sempre cercato modi per non lasciarmi travolgere dai pensieri. Sono una persona che tende a rimuginare molto e spesso mi serve un diversivo per interrompere il flusso dell’overthinking. Così ho pensato che i fidget potessero essere una strada interessante per canalizzare l’agitazione e ritrovare un po’ di calma.
Nel tempo ne ho provati parecchi: palline antistress, spinner, fidget morbidi, rumorosi, silenziosi, ma nessuno sembrava davvero adatto a me. Alcuni mi rilassavano per un po’, poi finivano per irritarmi. Altri non mi davano quella sensazione di libertà mentale che cercavo. Così ho iniziato a pensare che forse il fidget perfetto per me non esistesse.
Con il tempo ho però ho capito ogni fidget ha un effetto diverso su chi lo usa. Ciò che per qualcuno è rilassante, per un altro può risultare noioso o addirittura stressante. È proprio questo a renderli così affascinanti: non sono oggetti universali, ma strumenti molto personali.
Per un periodo mi ero avvicinata ai fidget snodabili, come il Tangle, che mi aveva colpita per la sua flessibilità e la sensazione tattile piacevole. Eppure anche lì, dopo un po’, sentivo un limite, una sorta di blocco nel movimento, e tornava la stessa frustrazione. Ho capito che per me il fidget ideale doveva essere flessibile, fluido, manipolabile all’infinito, senza barriere o vincoli nel movimento.
Poi, quest’estate, scorrendo Instagram, mi sono imbattuta in un reel della content creator Smibie, che mostrava un serpentino realizzato da 3dmade.it. Me ne sono subito innamorata! Il suono, i colori, il modo in cui si muoveva tra le mani.
Ho aperto il profilo di 3DMade, ho letto la loro storia, visto i materiali e il tipo di lavorazione artigianale, e me ne sono innamorata. Così ho deciso di acquistare due dei loro serpentini!
E finalmente posso dire di aver trovato il fidget perfetto per me!

Ne ho scelti due, uno più lungo e uno più corto. Entrambi realizzati in materiale di altissima qualità, piacevole al tatto, con un suono ritmico e delicato che trovo ipnotico. Il serpente più lungo è il mio preferito, per consistenza e rumore, mentre quello più corto mi piace per la dimensione compatta, perfetta da tenere in mano. Se mai dovessero creare una fusione tra i due, la morbidezza del lungo nella forma del piccolo, credo che diventerebbe il mio fidget ideale assoluto.
Mi piace il fatto che questi fidget siano realizzati da una piccola realtà italiana come 3dmade. Sul loro sito trovate tantissimi modelli, anche mini versioni irresistibili. Sono curati, belli da vedere, piacevoli da toccare e soprattutto accessibili nel prezzo. Io so già che farò un altro ordine, perché hanno davvero una varietà sorprendente.
Ho voluto raccontare questa esperienza perché su questo blog condivido le cose che mi appassionano e mi fanno stare bene. I fidget, per me, rappresentano un piccolo rifugio sensoriale, un modo per tornare al presente attraverso qualcosa di concreto, semplice e divertente!
E voi? Avete mai provato dei fidget? Ne avete uno preferito, o non vi siete mai avvicinati a questo mondo? Raccontatemelo nei commenti, sono curiosa di sapere che effetto hanno su di voi questi piccoli, affascinanti oggetti.

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