Ormai lo scrolling è diventato il gesto simbolo della nostra epoca. Quel movimento automatico del pollice che scorre sullo schermo è entrato nella routine di quasi tutti noi, così naturale e ripetuto da non richiedere neanche più consapevolezza. Eppure, più lo faccio, più mi accorgo di quanto sia estenuante, psicologicamente e fisicamente.

C’è qualcosa di ipnotico in quello scorrere continuo, ma anche di profondamente... vuoto. È come se ci risucchiasse dentro, lasciandoci (almeno per quanto mi riguarda) poi stanchi, nervosi, frustrati. Ogni volta che chiudo un’app dopo minuti o ore passate a scorrere, sento addosso una specie di scarico emotivo, una sensazione di svuotamento difficile da spiegare. E trovo ancora più fastidioso il fatto che, una volta iniziato, sia quasi impossibile fermarsi. Ci si lascia andare senza rendersene conto, come se diventassimo spettatori passivi di un flusso infinito di immagini, parole, balli, siparietti comici e opinioni che non ci arricchiscono davvero.
Negli ultimi tempi sto cercando di cambiare il mio modo di usare i social. Sto provando ad “allenare” il mio algoritmo e mostrargli cosa mi piace davvero, a renderlo un po’ più simile ai miei interessi reali. Così provo a interagire solo con contenuti creativi, artistici, legati al design, all’estetica o ai miei hobby. E soprattutto cerco di non aprire automaticamente la sezione video, perché so che lì è facilissimo perdersi.
È difficile, perché lo scrolling è diventato un riflesso, una pausa mentale che però non mi rigenera, anzi mi consuma... eppure credo che ognuno di noi possa provare a riprendere un po’ il controllo, anche solo per pochi minuti al giorno. Forse la vera sfida non è eliminare del tutto lo scrolling, ma scegliere consapevolmente cosa vogliamo vedere e quanto tempo vogliamo restare davanti allo schermo, ricordandoci che la vita vera non scorre verso il basso, ma accade davanti a noi, quando alziamo lo sguardo.
E voi come vivete tutto ciò?
Vi capita di perdervi nello scrolling infinito? Come vi sentite dopo?
Vi siete mai chiesti quanto spazio reale stia occupando nella vostra vita quotidiana?

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